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Un passo indietro per fare un passo avanti: lettera aperta del fondatore di ASSIPOD Giulio Gaudiano

Care associate, cari associati,

in molti mi avete scritto perché il mio nome non compare tra i candidati al nuovo Consiglio Direttivo. Non è un errore. È una scelta – meditata, convinta – che voglio spiegarvi prima ancora che durante l’assemblea.

L’origine: tre principi

Tutto cominciò nel 2019, passeggiando per una villa storica a Roma, con un gruppo di podcaster entusiasti. Stavamo organizzando il Festival del Podcasting. Eravamo in pochi, quasi senza risorse, ma convinti di fare qualcosa di importante. Ci siamo chiesti: perché vale la pena ascoltare e fare podcast? Cosa vogliamo dire alle persone?

Da quella conversazione sono emersi tre principi che non mi hanno mai abbandonato.

Il podcast è uno strumento di crescita umana e professionale. Ci ha resi persone migliori: abbiamo imparato ad ascoltare, a parlare meglio articolando i nostri pensieri con più profondità, a studiare ciò che volevamo raccontare.

Il podcast è uno strumento di espressione creativa. Ci permette di dire cose che nella vita quotidiana non riusciamo sempre a esprimere. È la nostra voce autentica.

Il podcast è uno strumento di libertà. Un canale dove parola e pensiero si muovono senza catene, e questa abitudine alla libertà plasma chi la pratica.

Crescita, espressione, libertà. Questi tre principi sono stati, fin dall’inizio, l’anima di ASSIPOD.

La forma: un’associazione diversa

Non ero mai stato parte di un’associazione. La forma di organizzazione che conoscevo meglio era quella dell’azienda, piramidale: qualcuno in cima dà la rotta, gli altri eseguono. Quando ho avviato ASSIPOD ho scoperto che mi c’era molto altro. L’associazione è una forma collettiva, che vive della molteplicità delle esperienze, delle vedute e delle azioni. Questa molteplicità, in forma totalmente democratica, mi ha affascinato, tanto che quando qualcuno mi ha proposto di creare uno statuto “blindato”, pensato per garantire al fondatore il controllo permanente. Ho rifiutato.

Ho voluto una quota accessibile a chiunque. Ho voluto garantire anche nella pratica che ogni associato potesse fare esperienza del principio “una testa, un voto”. Ho voluto che la sovranità fosse dell’assemblea, senza eccezioni. I ruoli della presidenza e del consiglio direttivo dovevano essere ruoli di servizio, non di potere.

Ho capito qualcosa di fondamentale: il possesso individuale consuma, il possesso collettivo rigenera. Una risorsa condivisa moltiplica il suo valore. Una comunità che decide insieme, arriva dove nessuno sarebbe arrivato da solo.

Sei anni, una storia

Quando ho presentato l’idea di ASSIPOD al Festival del Podcasting 2020, eravamo in sette fondatori. Nell’ultimo anno l’associazione ha contato più di 450 soci.

In questi sei anni abbiamo organizzato centinaia di eventi in tutta Italia. Abbiamo costruito collaborazioni istituzionali che avremmo faticato a immaginare all’inizio: con il Senato della Repubblica, con Roma Capitale, con l’Arma dei Carabinieri, con l’Ordine dei Giornalisti, con manifestazioni culturali di rilievo internazionale. Abbiamo creato la prima rivista al mondo dedicata unicamente ai Podcast. Abbiamo vinto bandi importanti, che hanno reso la vita dell’Associazione economicamente sostenibile. Abbiamo anche strutturato un programma di certificazione che porta nelle scuole del nostro Paese, a ragazzi dai 6 ai 19 anni, l’apprendimento del podcasting da parte di formatori competenti e appassionati.

Questi risultati non appartengono al presidente o al consiglio direttivo. Appartengono a tutta l’assemblea, ad ogni associato che ha contribuito con il suo tempo, le sue idee e la sua passione. Sono il frutto di quello che si costruisce quando si lavora davvero insieme.

Il lavoro che resta

Non partiamo da zero. Ma non siamo ancora arrivati.

Nell’orizzonte dei dieci anni dalla fondazione, ci eravamo posti un obiettivo ambizioso e necessario: il riconoscimento della professione del podcaster e dei prodotti del suo lavoro come oggetto di tutela nel diritto d’autore. Un riconoscimento che riguarda i diritti primari, i diritti secondari e la copia privata.

È una battaglia culturale e legale che richiede continuità, competenza e una voce collettiva forte. Quella voce è ASSIPOD.

Il passo indietro

Un’associazione che crede nella rotazione non può avere un presidente permanente. Per questo ho scelto di non candidarmi – non solo alla presidenza, ma nemmeno al Consiglio Direttivo.

Fare un passo indietro non significa dare di meno. Significa dare di più. Significa lasciare spazio. Significa fidarsi di chi viene dopo. Significa credere davvero – non a parole – che quello che abbiamo costruito non è mio: è di tutti noi.

Ho visto candidature di persone che non conosco. Ho pensato: bene. Bello così. Significa che l’associazione cresce da sola, che non ha bisogno di me per esistere.

Auspico una rappresentanza sempre più ricca e plurale nel nuovo Consiglio Direttivo: di generi, di esperienze, di visioni. Non un equilibrio da calcolare, ma un’abbondanza da celebrare.

Il vento cambia

Qualcuno mi ha detto: «Se tutti remano nella stessa direzione, non c’è bisogno di un solo uomo al comando. Al massimo ci vogliono timonieri, che si alternano ogni volta che cambia il vento.» È così. Sono rimasto a lungo al timone. Era ora di lasciare spazio al vento nuovo.

ASSIPOD non vive nel controllo. Vive nella fioritura, nella sperimentazione, nell’energia di chi non si pone limiti. Vive nei tre principi che hanno guidato ogni nostra scelta: crescita, espressione, libertà.

Il mio attivismo associativo non finisce oggi. Si trasforma. Libero dalla forma, torna alla sostanza, senza diminuire in alcun modo la mia disponibilità al servizio per il bene comune. La sostanza è semplice: sono uno di voi, come lo sono sempre stato.

Con gratitudine,

Il presidente fondatore

Giulio Gaudiano

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