di Maria Pia Coccia
Sabato 9 maggio 2026, negli spazi dello STÄDLIN di Roma in via Pacinotti, ASSIPOD.org – Associazione Italiana Podcasting ha ospitato una rappresentanza dell’IC Martin Luther King di Roma per un incontro dedicato alla radio e al podcasting scolastico. Presenti un docente di musica – promotore all’interno della scuola di un’aula dedicata a radio e podcast – e sei studentesse coinvolte nei progetti audio realizzati durante l’anno scolastico.
Tra i podcast presentati durante l’incontro:


Un incontro dedicato al podcasting scolastico
L’incontro nasceva con l’obiettivo di raccontare l’esperienza del podcast come strumento educativo, creativo e relazionale all’interno della scuola.
Gli adulti presenti – insegnanti, formatori e genitori – ne sottolineavano con convinzione il valore didattico e pedagogico: espressività, ascolto, inclusione, collaborazione, creatività, crescita personale, sicurezza nel parlare.
Nel corso della mattinata è emersa però una curiosità diversa: capire non tanto cosa pensino gli adulti del podcast, ma cosa ne percepiscano davvero i ragazzi.
Le domande rivolte alle studentesse erano semplici solo in apparenza: che differenza c’è tra fare un video social e fare un podcast, vi piace davvero fare podcast, perché un vostro coetaneo dovrebbe ascoltarvi.
Il podcast come spazio di espressione
Le risposte non sono arrivate subito.
Davanti a un microfono, a un pubblico di adulti sconosciuti, genitori e insegnanti, non era facile per ragazze di terza media esprimere pensieri autentici sul proprio rapporto con i media. E forse, in alcuni momenti, l’entusiasmo degli adulti rischiava persino di anticipare le loro risposte.
Proprio quelle esitazioni iniziali si sono però rivelate il momento più interessante dell’incontro: non nascondevano imbarazzo ma un pensiero che si stava formando.
Le studentesse hanno raccontato di apprezzare il podcast soprattutto perché permette loro una maggiore libertà di espressione. Il fatto di non essere viste le fa sentire meno esposte, più tranquille, più libere di essere autentiche.
Hanno inoltre sottolineato come parlare al microfono le aiuti a sviluppare sicurezza personale, utile non solo nelle relazioni tra coetanei, ma anche nelle interrogazioni orali e nelle situazioni pubbliche.
La domanda inattesa: «Ascoltate podcast?»
Il passaggio più sorprendente è emerso da una domanda apparentemente banale:
«Ascoltate podcast?»
Le risposte sono state quasi tutte negative. Una delle ragazze ha raccontato di ascoltarne raramente e quasi esclusivamente di genere true crime. Per il resto, nessuna sembrava avere un’abitudine spontanea e frequente all’ascolto di podcast.
Da lì è nata una seconda domanda:
«Allora come convincereste un vostro coetaneo ad ascoltarvi?»
Dopo un lungo silenzio, una ragazza ha trovato parole che hanno colpito profondamente tutti i presenti. Ha spiegato che fare podcast non significa necessariamente amare l’ascolto dei podcast, ma che forse esiste comunque una ragione importante per suggerirli ai propri amici: nel podcast non esiste il confronto fisico continuo tipico dei video social.
TikTok, immagine e confronto sociale
Riferendosi ai video brevi e alle piattaforme dominate dall’immagine, la studentessa ha descritto la sensazione di confronto continuo con corpi, volti, stile, bellezza e popolarità. Contenuti che, a suo dire, possono portare ragazzi della sua età a pensare:
«Io non sarò mai così».
Nel podcast, invece, resta la voce.
Chi parla può apparire bravo, interessante, persino carismatico, ma senza il peso immediato del confronto estetico l’ascolto può essere più rilassato e più attento ai contenuti.
L’assenza dell’immagine apre uno spazio meno competitivo, dove il giudizio pesa meno.
Le altre ragazze non hanno contestato questa riflessione e in parte sembravano riconoscersi in quelle parole. Va detto che si trattava di un piccolo gruppo di studentesse coinvolte in uno specifico progetto scolastico: le considerazioni emerse durante l’incontro non hanno quindi alcuna pretesa di rappresentare l’intero universo adolescenziale. Conservano però il valore autentico di una testimonianza diretta.
Una contraddizione che fa riflettere
Resta comunque interessante la contraddizione emersa durante l’incontro: queste ragazze riconoscono al podcast un valore espressivo, relazionale ed emotivo, ma non per questo sviluppano spontaneamente l’abitudine ad ascoltarlo.
Forse perché il podcast richiede un tempo diverso. Un tempo di attenzione, di ascolto e di immaginazione, difficilmente compatibile con il ritmo rapido e visivo delle piattaforme social in cui molti adolescenti trascorrono gran parte del loro tempo.
Oppure perché, per quanto il podcast possa rappresentare uno spazio meno competitivo e meno esposto al confronto estetico, i social video continuano a offrire ciò che oggi appare centrale nelle dinamiche relazionali adolescenziali: immediatezza, visibilità, riconoscimento istantaneo, appartenenza al gruppo.
Eppure resta significativa quella riflessione emersa quasi timidamente durante l’incontro: nel podcast ci si può sentire meno sotto esame. Meno costretti a confrontarsi con modelli estetici percepiti come irraggiungibili.
Come se la sola assenza dell’immagine restituisse alla comunicazione qualcosa che alcuni ragazzi sembrano avvertire come sempre più raro: la possibilità di essere ascoltati senza dover prima essere guardati.
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