di Manuela Righetti
Al Festival del Fundraising di Riccione, tra una sessione plenaria e un aperitivo in spiaggia, succede qualcosa di insolito: c’è un piccolo spazio allestito per registrare conversazioni vere: niente scalette rigide, niente comunicati stampa, niente di istituzionale. Solo microfoni, persone e storie. È il luogo in cui il rumore dell’evento si abbassa.
Nel panorama della comunicazione sociale, dove l’attenzione è spesso frammentata tra reel di pochi secondi e messaggi istituzionali, il podcast sta emergendo come lo strumento d’elezione per ricostruire una connessione autentica tra organizzazioni, professionisti e comunità. L’esperienza del Festival del Fundraising, raccontata attraverso il progetto Humans of Nonprofit, dimostra come l’audio possa trasformare il racconto del Terzo Settore.
Con mia sorpresa, ho scoperto che il podcast racconta dal 2023 le storie di chi lavora ogni giorno per generare impatto sociale. Quest’anno, però, il progetto ha compiuto un’evoluzione: è diventato una postazione live permanente, parte integrante di uno degli eventi più importanti del Terzo Settore italiano.
Ho avuto la possibilità di parlare con Beatrice Pallotta, Social Media Manager del Festival del Fundraising, che cura il progetto editoriale Humans of Nonprofit, e con Pasquale Corriello e Alessia D’Alessio di Arkage, l’agenzia creativa con sedi a Roma e Milano che affianca il Festival nella produzione e nella realizzazione del podcast. Da questi incontri emerge una nuova via per la comunicazione sociale: mettere l’essere umano al centro.
Perché proprio il podcast?
La risposta sembra essere nella natura stessa del mezzo.
«Il podcast offre qualcosa che oggi è sempre più raro: il tempo. Un post social deve catturare l’attenzione in pochi secondi. Un video breve deve essere immediato. Una foto restituisce un momento. Il podcast, invece, permette alle persone di entrare davvero in una storia» osserva Beatrice Pallotta. Un tempo che permette di approfondire, ascoltare e comprendere davvero una storia.
Per Alessia D’Alessio è anche una questione di relazione: l’ascolto in cuffia crea un rapporto diretto con il pubblico, quasi personale, permettendo di affrontare temi complessi con un livello di intimità difficile da ottenere attraverso altri linguaggi.
«Il podcast è un linguaggio che amiamo. È uno strumento estremamente intimo ed empatico, quasi più del video, perché crea un rapporto “one-to-one” con l’ascoltatore che ti ha “nelle orecchie”. È un mezzo che permette di comunicare contenuti profondi per molti minuti, facendo compagnia e stimolando una connessione vera.»
Durante il Festival vengono già prodotti video, fotografie, interviste e contenuti social. Il podcast occupa uno spazio diverso: quello della conversazione.
Da una sponsorizzazione a un progetto editoriale
Humans of Nonprofit nasce dal desiderio del Festival del Fundraising di raccontare le persone che stanno dietro al cambiamento sociale: fundraiser, comunicatori, direttori, attivisti e professionisti del Terzo Settore. Il progetto esisteva già prima della collaborazione con Arkage, che è entrata successivamente affiancando il Festival nella produzione e contribuendo alla crescita del format.
«Invece di limitarci a essere semplici sponsor, volevamo dare un contributo fattivo attraverso i contenuti», spiega Corriello, «donando le nostre competenze per creare connessioni di valore e non solo semplici campagne pubblicitarie.» È così che una richiesta di sponsorizzazione si è trasformata in qualcosa di più profondo: una partnership editoriale costruita attorno al podcast.
La proposta si evolve: il podcast diventa un’esperienza live capace di raccontare il lato umano del nonprofit in uno spazio intimo dove possano emergere non solo i successi, ma anche i dubbi, le fragilità e i momenti di crescita.
Questo approccio racconta il fundraising non solo come una professione, ma come una vera e propria scelta di vita, catturando l’energia dei protagonisti nel loro momento di massimo coinvolgimento emotivo e professionale, durante i giorni del Festival. Un approccio che Corriello sintetizza così: «Cerchiamo di spingerci dove le agenzie non potranno mai arrivare.» È una scelta precisa: rifiutare la logica del brief e del target per privilegiare quella della relazione.
L’idea di fondo era chiara fin dall’inizio, come racconta Beatrice Pallotta: «Il punto di partenza non era “facciamo un podcast”, ma: raccontiamo il lato umano del nonprofit. Volevamo uscire dalla logica della lezione frontale o dell’intervista tecnica e costruire conversazioni più autentiche.»
Il festival come studio di registrazione: la sfida del podcast live
Produrre un podcast durante un evento è molto diverso dal produrlo in studio. Alessia D’Alessio, che coordina la produzione sul campo, descrive il lavoro preliminare come qualcosa che comincia a gennaio per un festival che si tiene a giugno: incrociare disponibilità, costruire domande che abbiano senso per gli ospiti e per il pubblico, garantire che ogni conversazione abbia un filo narrativo che regga anche fuori dal contesto dell’evento.
Perché registrare qui e non in studio? La risposta è semplice quanto efficace: perché al Festival le persone sono nel loro momento di massima energia. Le trovi cariche, motivate, nel pieno di quello che fanno. Le conversazioni acquistano spontaneità e autenticità difficili da ricreare altrove.
Un festival che continua a raccontarsi
L’aspetto più interessante è ciò che accade dopo.
Humans of Nonprofit è l’unico canale editoriale del Festival attivo tutto l’anno: le registrazioni avvengono a giugno, la prima puntata esce a luglio e gli episodi vengono pubblicati con cadenza settimanale, accompagnando la narrazione dell’evento molto oltre il momento del suo svolgimento. Il podcast diventa così il centro di un ecosistema editoriale più ampio, mantenendo vivo il dialogo con la comunità del Festival ben oltre la conclusione dell’evento.
Questo è il vero superpotere di un podcast. Non si ferma ai tre giorni del Festival, ma permette di continuare la narrazione durante tutto l’anno, portando con sé i valori e le storie emerse nel corso dell’evento. È un racconto che non si esaurisce nella cronaca e accompagna l’ascoltatore fino all’edizione successiva. È come quell’amico che puoi ascoltare quando vuoi e dove vuoi. Per chi lavora nel Terzo Settore significa sentirsi parte di una comunità che ogni giorno genera cambiamento; per chi ancora non la conosce, è un modo per avvicinarsi a questo mondo e scoprire come il lavoro di tante persone possa migliorare concretamente la vita degli altri.
Un modello per il Terzo Settore
L’esperienza di Humans of Nonprofit suggerisce una riflessione interessante per il mondo del podcasting.
Nel sociale, il podcast non deve necessariamente inseguire la viralità o i numeri immediati. Può diventare uno strumento per costruire fiducia, valorizzare esperienze e mantenere vive le relazioni tra le persone che condividono gli stessi valori.
Può trasformarsi in una vera infrastruttura narrativa, capace di accompagnare una comunità durante tutto l’anno.
E forse è proprio questa la lezione più interessante emersa dal Festival del Fundraising: il cambiamento sociale non ha bisogno soltanto di essere raccontato. Ha bisogno di essere ascoltato.
Periodico telematico registrato presso il Tribunale di Roma n. 67/2025 del 26 giugno 2025