di Adriana Migliucci.
Max Corona, 31 anni, laureato in Economia Internazionale, Innovation & Marketing, appassionato di storie e cinema. Con oltre 7 milioni di ascolti, il suo podcast “Storie di Brand” è nato nel 2019 come progetto indipendente e dal 2021 è prodotto da Vois – Podcast Creators Company. Nel 2025 diventa anche una S.r.l., segno del successo di un format che ha saputo imporsi nel panorama editoriale moderno. È nella top 5 di Spotify Business & Tech, conduce il daily “Brandy”, ed è autore del libro “Persone che pensano in grande”.
Benvenuto Max, con quale aggettivo ti vuoi presentare?
Mi piace definirmi una sorta di avventuriero, wannabe; cioè, non sono davvero un avventuriero visto che passo molto tempo davanti al computer, ma ho un’anima curiosa e mi piace perdermi nelle avventure degli altri attraverso le loro storie.
La descrizione e trailer del tuo podcast cita letteralmente così:
“Max Corona, che sarei io, presenta Storie di Brand. Un entusiasmante viaggio back in the future alla scoperta delle storie che si nascondono dietro i marchi più famosi. Per quale motivo dietro la storia di Nike c’è un tostapane? E come mai i fondatori di Airbnb devono il loro grande successo ad una scatola di cereali? E perché diamine e i giovani perugini sono soliti chiedere alle commesse di essere presi a pugni? A queste e a molte altre domande cercheremo di dare risposta, però solo se deciderete di venire con me nel mio viaggio nel tempo. Un viaggio alla scoperta delle pazze avventure che si nascondono tra le pieghe della storia. Storie fatte di uomini, storie fatte di donne, storie di successi e fallimenti. Storie di brand, Quindi, vi va? Beh, prima di partire, vi suggerisco di seguire Storie di Brand su Instagram per non perdere tutte le altre curiosità. Ora siamo pronti a partire”
C’è qualcosa che vuoi aggiungere?
È simpatica, forse avrebbe bisogno di una rinfrescata, ma tutto sommato funziona ancora. Non sento il bisogno di cambiarla troppo.
C’è stato un momento preciso o un’urgenza che ti ha spinto a iniziare “Storie di Brand”?
L’urgenza era dovuta semplicemente al fatto che, nel 2019, cercavo qualcosa che desse senso al mio tempo. Lavoravo in un ufficio comunicazione ma mi sentivo inadeguato, come se non fossi semplicemente adatto a lavorare, perché ogni cosa che facevo mi sembrava noiosa ed era come se nulla mi appassionasse davvero. Così ho deciso di provare un progetto personale. Le storie di brand mi incuriosivano già, avevo lavorato in radio e l’insieme di questi elementi ha portato alla nascita del podcast. All’epoca non era comune pensare al podcast come prima scelta, era più immediato aprire un canale YouTube, ma l’audio mi affascinava: fin da bambino ascoltavo alla radio “Tutto il calcio minuto per minuto” immaginando partite che sembravano epiche, mentre viste in TV erano molto più banali. Ecco la magia dell’audio: togliendo qualcosa, lascia spazio all’immaginazione.
Quali sono state le sfide più grandi in questi anni?
La prima sfida è stata iniziare; il primo episodio l’ho riscritto molte volte, e l’ho registrato con il telefono. Poi è arrivata la difficoltà di continuare senza riscontri di pubblico. Mi ero imposto di pubblicare dieci episodi, uno a settimana, ed è stato impegnativo. In seguito, ho lasciato il lavoro per dedicarmi al podcast, una scelta rischiosa, visto che, all’inizio, il progetto non era affatto economicamente sostenibile, ma tutto sommato mi sembrava naturale farlo. La vera sfida però è il dover gestire sia il proprio tempo sia il lavoro in solitudine: sei tu da solo con le tue idee e ci vuole disciplina, anche perchè le storie sono diventate sempre più complesse e scriverle richiede energia.
“Ho lasciato il mio lavoro per dedicarmi al podcast”
La creatività si alimenta anche di contaminazioni esterne – film, incontri, suggestioni – però è ovvio che, se poi occupo tutto il tempo nello scrivere non ho più la forza e il tempo per contaminarmi e, inevitabilmente, ne risento sotto l’aspetto creativo. Credo che scrivere non è una cosa che si può fare in qualsiasi momento: bisogna capire quando realmente il contenuto sta venendo bene e quando no, ma soprattutto bisogna imparare a riconoscersi perché, se la scrittura è debole poi va rifatta mettendoci il doppio del tempo. Per questo cerco di bilanciare scrittura e ispirazione. Oggi la sfida è rendere sostenibile “Storie di Brand” come azienda: oltre al podcast, stiamo esplorando video, spettacoli dal vivo e altri formati.
Che impatto ha avuto il podcast su di te e sugli altri?
Il Podcast ha cambiato completamente la mia vita. Nato quasi per gioco nel 2019, mi ha portato a scelte che hanno trasformato quotidianità e lavoro. Con Vois ho trovato un partner solido, prima professionale e poi umano, con cui nel 2025 abbiamo fondato la società Storie di Brand. L’impatto più sorprendente però è sul pubblico: mi scrivono genitori che ascoltano con i figli, e sapere che bambini e adulti si appassionano insieme mi emoziona.
“Il Podcast ha cambiato completamente la mia vita”
Credo che funzioni perché non sono solo storie di marchi, ma storie narrate come avventure, con personaggi in cui immedesimarsi. La mia missione finale è rendere le storie un intrattenimento anche perché se fossero semplicemente delle storie di brand, il pubblico pur ascoltandole non rimarrebbe interessato, mentre con questo format riesce ad appassionarsi e ad immedesimarsi.
Se potessi tornare al giorno in cui hai deciso di iniziare, che consiglio ti daresti?
Mi direi di partire subito, senza aspettare di essere pronto; mi direi molto convinto: “Parti, tanto non sarai mai pronto!”. È proprio quello che ho fatto, e rifarei la stessa scelta.

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