di Adriana Migliucci.
Rosaria Cascio è insegnante di italiano e storia al liceo di Scienze Umane Regina Margherita di Palermo. È host del podcast indipendente “Tre P – Padre Pino Puglisi”, disponibile sulle principali piattaforme da dicembre 2024.
Rosaria, benvenuta tra le nostre pagine. Con quale aggettivo ti vuoi presentare?
Vulcanica! È l’aggettivo con cui mi definiscono molte amiche e mi piace molto: essere un vulcano di idee, iniziative ed energie mi viene naturale, mi viene facilissimo!
La descrizione e trailer del tuo podcast cita letteralmente così.
“15 settembre 1993, la mafia uccide a Palermo padre Giuseppe Puglisi. A dare l’ordine i fratelli Graviano, gli stessi boss che nel 1992 fanno saltare in aria i giudici Falcone con la moglie Francesca Morvillo e Borsellino insieme alle loro scorte e che fanno esplodere le bombe a Roma, Milano e Firenze, dichiarando guerra allo Stato. I Graviano sono i boss di Brancaccio, dove opera anche Puglisi. Perché quindi verrà ucciso anche lui? Tre P – Padre Pino Puglisi e un podcast originale, scritto e narrato da Rosaria Cascio.”
C’è qualcosa che vuoi aggiungere?
Si, ci tengo ad aggiungere che questo podcast è lo strumento che mancava alla mia vita di testimone di Padre Puglisi; con lui sono cresciuta e mi sono formata: ho avuto la fortuna di conoscerlo durante gli anni della mia giovinezza, prima a scuola e poi all’interno di alcuni gruppi che lui ha portato avanti a Palermo. La sua è stata una presenza costante oltre che un’amicizia importantissima, soprattutto per il mio percorso umano di formazione. Dopo la sua uccisione ho scritto libri, fatto formazione e portato il suo metodo tra i miei studenti. Il podcast mi permette di attualizzare il suo metodo pedagogico e di renderlo vivo oggi.
Come è nata l’idea? C’è stato un momento preciso o un’urgenza che ti ha spinto a farlo?
Devo dire che è stata una scelta prima di tutto condivisa con i miei alunni che sono un po’ il mio banco di prova; mi mancava un linguaggio per raggiungere i giovani e il podcast è stato quello giusto. È diverso dal libro o dallo spettacolo e mi ha costretto a comunicare in modo nuovo. Volevo evitare ogni agiografia e mostrare la sua umanità, per questo ho inserito quante più testimonianze vere e dirette. “Tre P” era il soprannome che lui stesso usava quando firmava: oggi per me quelle P sono anche povertà, parola, passione e prassi pedagogiche. Grazie al podcast sento di avere arricchito enormemente la mia capacità di essere testimone autentica di questo sacerdote che ha davvero vissuto e condiviso la libertà, il coraggio, l’impegno civile, la passione per la vita. L’aspetto pedagogico di Puglisi va oltre il suo essere prete: è un messaggio universale e l’esempio che Puglisi ha dato è universale visto che il suo impegno civile antimafia unisce tanti mondi diversi ben oltre la religione. Lui sapeva parlare a tutti, prendendo in prestito il linguaggio degli altri senza mai snaturarsi e questa sua capacità empatica lo ha reso capace di entrare anche in realtà così complesse e così blindate come quelle mafiose, scardinandole. Riuscire a parlare la lingua della mafia non significa farsi come la mafia, ma significa penetrare nella sua mentalità per potere portare a sé in un futuro diverso quei bambini destinati ad essere il futuro della mafia. Anche per questo credo che il podcast, linguaggio moderno, possa entrare in contesti difficili e aprire varchi.
Quali sono state le sfide più grandi nel realizzarlo?
Ho pubblicato sei episodi il 15 dicembre 2024 dopo circa un anno di scrittura. Ho attinto a un vasto archivio personale accumulato dal 2005 in poi, l’anno in cui ho iniziato a fare testimonianza su Padre Puglisi andando in giro ovunque – fino in Australia! – e registrando sempre tutto; per la realizzazione ho usato strumenti digitali e di intelligenza artificiale per ripulire l’audio ma la sfida più grande è stata restaurare le poche registrazioni originali della sua voce, incise su audiocassette: nell’ultima puntata si ascolta Padre Puglisi in persona; nella penultima si ascoltano le voci dei mafiosi. È materiale duro ma autentico, e dà il senso profondo di tutto il podcast. Le sfide, però, sono ancora aperte perché durante la scrittura si sono aperte nella mia mente talmente tante finestre che ho preso in considerazione la possibilità di una prosecuzione del progetto, per cui quella pubblicata è soltanto la prima. Ora devo trovare la formula giusta perché non voglio proporre il mio lavoro ad un pubblico di nicchia, ma continuare sempre nell’idea di parlare di Puglisi proponendo possibilità di impegno civile. Per la prossima stagione sto cercando la collaborazione di persone che testimoniano altri esempi positivi, perché ritengo che il valore aggiunto del podcast come strumento di comunicazione sia proprio quello di poter essere a più voci.
Che impatto ha avuto questo podcast su di te e su chi ti circonda?
Porto avanti questa testimonianza come missione personale: non cerco guadagni e non mi interessa, come mestiere, essere una persona diversa dall’essere insegnante ed è proprio dagli insegnanti che, in questi mesi, è arrivato il feedback più forte: usano il podcast con le classi per fare educazione alla legalità in modo diverso. Noi adulti diciamo sempre che i ragazzi non hanno valori e invece ne hanno tantissimi, hanno ideali e hanno voglia di esprimerli e vedere questo effetto moltiplicatore mi emoziona. Vorrei tradurre il podcast in altre lingue per allargarne la portata.
“Porto avanti questa testimonianza come missione personale“
Se potessi tornare al giorno in cui hai deciso di farlo, che consiglio ti daresti?
Guarda, peccherò di presunzione, però ti dico la verità, non mi darei nessun consiglio; il motivo è che sono orgogliosa del fatto di essermi ascoltata. Avevo una scaletta come da manuale, ma ho capito che non funzionava e ho seguito l’istinto restando onesta e autentica. Ecco, in generale credo che, se una persona crede in se stessa e crede nel valore di ciò che fa – senza presunzione ma nella consapevolezza di essere onesta e autentica – deve fare quello che si sente di fare. Come diceva Socrate, sono partita dal “so di non sapere” e sono arrivata al podcast che volevo. Prima studi e impari, poi diventi consapevole di ciò che vuoi e sai fare, e infine lo fai.
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