di Lorenzo Roberto Quaglia
A Milano due giornate di incontri e workshop hanno riportato al centro le domande sul futuro del settore: come conquistare il tempo di chi ascolta, sostenere i progetti e raccontare con responsabilità.
Dieci anni dopo la prima edizione, il Festival del Podcasting è tornato a Milano, il 2 e 3 ottobre, a Cascina Triulza, nell’area MIND. Nel 2016 era un evento online e gratuito, con 22 speaker, rivolto a chi voleva aprire il proprio primo podcast. Oggi il programma fa incontrare autori indipendenti, piattaforme, aziende e professionisti della comunicazione.
Organizzato da Podstar, con Ester Memeo alla direzione artistica, il Festival ha introdotto quest’anno una novità: il venerdì un intero palinsesto in Auditorium per industry, brand e agenzie, affiancato dai workshop per i creator in Sala Academy. Due percorsi pensati per pubblici diversi, segno di un settore ormai articolato.
Più ascoltatori, meno tempo
La ricerca NielsenIQ commissionata da Audible, presentata da Giorgio Pedrazzini, ha offerto un primo punto di osservazione. Gli italiani che hanno ascoltato almeno un podcast nell’ultimo anno sono 18,5 milioni: 500 mila in più rispetto al 2025, con una crescita del 2,8%. Dal 2018, quando erano 10,3 milioni, l’aumento è dell’80%.
La crescita del pubblico si accompagna però a una contrazione dell’ascolto. La quota di chi ascolta almeno una volta alla settimana scende al 48%, 14 punti in meno rispetto all’anno precedente, mentre la durata media di una sessione passa da 28,5 a 26,9 minuti. Il crime resta il tema più ascoltato, pur scendendo dal 41% al 34%.
Per chi produce, il nodo è tenere il filo con un pubblico più ampio, ma con meno tempo a disposizione.
Distribuzione, community e modelli economici
Le risposte sono arrivate da più direzioni. Nel panel sul multichannel, Davide Bertozzi ha mostrato come un concept possa svilupparsi attraverso podcast, newsletter, social, sito ed eventi. Francesco Buccino di Spotify ha richiamato quattro azioni: ottimizzare il contenuto, promuoverlo all’esterno, creare una routine e coltivare la community.
Il caso di Lampi, voluto da Banca Investis e realizzato con Class Editori, ha portato il confronto sul terreno della comunicazione aziendale: il podcast come contenuto da offrire ai clienti e occasione per parlare direttamente con loro.
Sabato, Francesca Pozzo di Steady ha affrontato il rapporto fra community e sostenibilità economica: un progetto può durare nel tempo anche grazie a chi sceglie di seguirlo e di contribuire alla sua realizzazione.
Scrittura e responsabilità
Accanto a distribuzione e modelli economici, il Festival ha riservato spazio alla scrittura. Il panel Scrivere per i podcast, moderato da Francesca Mineo, ha insistito sulla struttura e sulla cura del testo, perché il lavoro sonoro ha bisogno di qualcosa da valorizzare. In Sala Academy, Matteo Liuzzi e Niccolò Martin hanno raccontato la costruzione di Rotta sul Vietnam – Operazione Boat People, Audible Original in otto episodi, narrato da Silvia Boccardi, sulla missione umanitaria della Marina Militare italiana.
La centralità del crime ha trovato un contrappunto nel panel Anatomia di un podcast crime, con l’avvocato penalista Luigi Dell’Aquila fra i relatori. Per chi scrive e produce sono scelte concrete: raccontare senza spettacolarizzare, assumersi le responsabilità editoriali, legali e deontologiche, riconoscere il confine fra interesse del pubblico e voyeurismo.
La ricerca Media Passions, presentata da Nora Schmitz di Ipsos Doxa, misura invece il piacere dell’ascolto: inchiesta e crime sono in testa fra i generi ascoltati con maggiore piacere, al 31%. Identità, relazione e opportunità per i brand sono le parole della sintesi. Anche per le aziende, trovare posto nell’ascolto significa offrire qualcosa che abbia valore per il pubblico.
Dieci anni dopo
I premi hanno dato visibilità a esperienze differenti: Dolomiti Sound Stories ha ricevuto il primo Premio Audioboost per il Branded Podcast; Arte Scorretta il Premio Emergenti firmato Mediakey; A chi interessa? di Maria Vittoria Sparano il Premio POD24 di 24 Ore Podcast, per il podcast indipendente di inchiesta e reportage.
Il decennale ha mostrato un settore che cresce nei numeri ma deve fare i conti con ascolti più brevi.
Al Festival, ASSIPOD ha presentato il piano per il triennio 2026-2029, fondato su formazione, sviluppo della community e networking, con l’intenzione di rafforzare la presenza nei territori e la partecipazione alla vita associativa.
Per chi, come me, frequenta il Festival anche per incontrare altri podcaster, il valore delle due giornate si misura pure nelle conversazioni fra un intervento e l’altro: ci si confronta sui progetti, si condividono le difficoltà, si torna a casa con idee da mettere alla prova.
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