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Episodi di Apprendimento Situato e podcasting: un modello innovativo per la didattica attiva

Nel 2010 prendono vita gli EAS – Episodi di Apprendimento Situato. Negli stessi anni il podcast inizia la sua corsa: un incontro non casuale, che oggi rilegge la didattica attiva alla luce del monito di Dewey contro il “fare” senza riflessione.

di Federica Sbrana

Gli EAS: nascita e contesto teorico

Quando comparve il concetto di EAS (Episodi di Apprendimento Situato) e cominciò a diffondersi fra specialisti e addetti del settore – quello pedagogico – il podcast era ancora giovane e sicuramente la sua applicazione alla didattica apparteneva solo ad esperimenti di avanguardia. Correva il primo decennio del XXI secolo e fu allora che si incrociarono due importanti traiettorie di ricerca della Media Education, una proveniente dall’Università di Innsbruck e da Theo Hug, l’altra dall’Institute of Education dell’University of London e da Norbert Pachler. Tali linee di esplorazione avevano a che fare, tutte e due, con un oggetto di studio chiamato “Mobile Learning”, ma fu il 22 ottobre del 2010, in occasione di un importante seminario promosso dall’Università di Bolzano e Bressanone che esse trovarono un ulteriore punto di intersezione con le analisi del Prof. Pier Cesare Rivoltella, massimo esperto italiano di Media Education, oggi docente dell’Università di Bologna. È egli stesso a raccontarlo nei suoi testi: “In quel seminario Pachler mise a fuoco l’idea che sta alla base del microlearning, ovvero la necessità di lavorare su segmenti circoscritti di contenuto, organizzando attorno ad essi delle attività brevi, possibilmente di produzione, e “incorniciando” il tutto attraverso istruzioni previe e riflessioni da condurre ex-post”. L’EAS era proprio questo: un Episodio di Apprendimento Situato, appunto, la traduzione italiana di ESL (Episodes of Situated Learning) e l’idea era quella di indurre gli studenti ad utilizzare in contesti reali un mobile device per apprendere sul campo, muovendosi negli ambienti che frequentavano abitualmente al di fuori degli spazi dedicati all’insegnamento formale e formalizzato.

Le tappe fondamentali della nascita del podcast

Nel frattempo, proprio in quel 2010 nasceva la piattaforma di distribuzione Spreaker, che permetteva a chiunque di caricare e diffondere contenuti audio. Già da tre anni, nel 2007, Apple aveva presentato al mondo il suo primo iPhone, strumento che non passò certo inosservato in quanto capace di unire il telefono al lettore MP3. E volendo compiere ancora qualche veloce passo indietro sulla linea del tempo, per celebrare un primo importante compleanno, correva l’anno 2003 quando il DJ Adam Curry e il programmatore Dave Winer crearono una versione aggiornata del software per la distribuzione di contenuti RSS, capace tecnicamente di distribuire anche file MP3, e Apple lanciava sul mercato il suo primo iPod. Quindi la svolta del mondo audio si verificava proprio in quel 2003. Di lì in poi, accanto alla musica, cominciarono ad essere diffusi anche contenuti di altro genere come le interviste postate, fra i primi, da Christopher Lydon nel 2003 sul suo blog di Harvard. La strada era aperta e proiettata verso la più assoluta varietà tematica e “funzionale”: praticamente senza confini i settori di applicazione di quelli che – come tutti sanno – vennero presto battezzati “podcast” a partire dall’utilizzo del termine da parte di Ben Hammersley nel 2004 in un articolo su The Guardian (leggi qui la storia del podcast).

Il podcasting come pratica educativa strutturata

Il mondo dell’educazione, va ricordato, ha compreso immediatamente il potenziale cognitivo e culturale del nuovo medium. Si trattava in fondo, e continua a trattarsi, per l’appunto, di EAS così come sono stati presto codificati dalle scienze pedagogiche, perché tipico dell’uso didattico del podcasting è – strutturalmente – quel ritmo ternario che rappresenta un connotato imprescindibile dell’agire educativo. Lo ricorda ancora Pier Cesare Rivoltella: c’è un momento anticipatorio (“che è fatto di un framework concettuale, di una situazione/stimolo – un’esperienza, un’immagine, un documento o altro – e di una consegna che viene fornita alla classe”); c’è poi una fase operativa che prevede la realizzazione di un contenuto; e quindi un momento “ristrutturativo” che consiste nel riflettere su quanto emerso in relazione ai processi e ai concetti, per assicurare una piena consapevolezza di quanto è necessario far proprio e “ritenere” nella memoria come nuova acquisizione.

Dewey e il valore dell’esperienza: i rischi del “fare” senza riflettere

Due le riflessioni da aggiungere nel celebrare l’avvenuto connubio didattico fra podcasting ed EAS. La prima consiste nel sottolineare il valore aggiunto di un intervento formativo che si avvale dell’esperienza in tutti e tre i momenti come elemento connotativo e non semplicemente accessorio, dando quindi concretezza al paradigma attivistico dell’insegnamento/apprendimento in una veste aggiornata e innovativa, capace di avvalersi delle nuove tecnologie senza tuttavia soggiacere alle logiche e alle grammatiche dominanti. La seconda è ancora più importante. Si tratta di un vero e proprio alert pedagogico che proviene direttamente da uno dei più famosi e noti maestri dell’apprendimento attivo, John Dewey. Correva l’anno 1916 quando egli scriveva Democrazia e educazione, ma le sue riflessioni sono ancora preziose: “La sola attività non costituisce esperienza. È dispersiva, centrifuga, dissipante”, perché “un’esperienza è valida nella misura in cui conduce a percepire certe connessioni o successioni e ha valore di conoscenza nella misura in cui è cumulativa o ammonta a qualcosa, o ha un significato”. Questo significa – e lasciamo ancora una volta a Pier Cesare Rivoltella le conclusioni – “contro la tentazione di ritenere che a scuola basti fare e automaticamente si produca apprendimento – che il semplice “fare podcast” … non configura di per sé un’esperienza, anzi può portare molto lontano dagli obiettivi didattici che invece si intende perseguire”. Un monito che dobbiamo lasciar risuonare senza sosta, ogni volta che entriamo in classe.

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